Il Maestro in cattedra (premessa)

giorgio porrecaNei primi anni ’70 del secolo scorso il movimento scacchistico italiano registra un salto qualitativo e quantitativo che difficilmente trova paragoni negli ultimi secoli, grazie all’enorme interesse mediatico suscitato dal Match del secolo e ad altre fortunate coincidenze di cui abbiamo parlato in questo articolo e in questo.
In questo contesto si inserisce l’opera del Maestro Internazionale Giorgio Porreca, probabilmente la figura di maggior spessore dello scacchismo italiano del XX secolo, che sprovincializza l’asfittico ambiente scacchistico italiano con la sua imponente produzione letteraria, in particolar modo con le sue opere di maggior impatto: Il libro completo degli scacchi, il Dizionario enciclopedico degli scacchi e, specialmente, il Manuale teorico-pratico delle aperture.
Di quest’ultimo, il Manuale (così veniva chiamato, o anche, meno frequentemente, “il Porreca”), praticamente tutti avevano una copia che consultavano regolarmente; non solo i giocatori esperti, ma anche noi neofiti-scarsoni. Per ogni apertura vi era prima una chiara esposizione schematica delle varianti, seguita da una ben curata scelta di partite illustrative.
Molti asini-pappagalli, me compreso, studiavano avidamente varianti e sottovarianti, senza dilungarsi troppo – è un eufemismo – sulle partite (col tempo, alcuni hanno capito che per comprendere un’apertura bisogna studiarne le partite complete fino al finale, altri perseverano nell’imparare “a pappardella” varianti e sottovarianti; de gustibus…).
Le partite scelte da Porreca sono particolarmente istruttive, sia per i commenti, che per la scelta in sé. Scrive nella prefazione (già, quella cosa che “si scrive dopo, si stampa prima, e non si legge né dopo né prima”, Pitigrilli):

[…] Sarebbe stato d’altronde un manuale privo di mordente didattico, privo cioè della capacità di impressionare la sensibilità scacchistica dello studioso e di favorirgli il processo di sedimentazione mnemonica, se all’esposizione delle varianti e delle sottovarianti non fosse stata accompagnata l’illustrazione di un congruo numero di partite – fusione organica fra teoria e pratica che la moderna didattica scacchistica ritiene ormai indispensabile ai fini di una compiuta comprensione dell’anima strategica che regola gli svolgimenti delle aperture.
Le partite, spesso estesamente commentate attingendo ad analisi degli stessi protagonisti, sono distribuite in proporzione all’importanza della variante d’apertura; per lo più esse sono la continuazione e la conclusione di idee e giudizi espressi nella traccia teorica. […]

E così, anche per farmi perdonare la cialtroneria giovanile, inizia con questo articolo, con il prezioso contributo di Michele Lombardi, una rassegna di partite commentate tratte dal Manuale.

I riferimenti sono alla seconda edizione, Mursia 1973.

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