Botvinnik – Smyslov

Partita analizzata nella lezione del 30 luglio, particolarmente utile per illustrare, meglio che con un milione di parole, concetti quali il valore relativo dei pezzi e l’azione coordinata (l’operare armonico) delle proprie forze.

 

Mosca, 1954. 14a partita (su 24) del match per il Campionato del mondo.

Vassily Smyslov in un francobollo cambogiano

Vassily Smyslov in un francobollo cambogiano

Il match, molto combattuto, ha avuto fino ad ora un andamento altalenante: dopo 4 partite Botvinnik è in vantaggio per 3½ a ½; sette partite dopo Smyslov lo ha raggiunto e superato (6 a 5); ora è di nuovo in vantaggio Botvinnik per 7 a 6.

Il match terminerà in pareggio (12 pari, con 7 vittorie a testa e soltanto 10 patte) e il titolo rimarrà a Botvinnik, campione in carica.
I due sfidanti si sono già affrontati per il titolo nel 1948 (1° Botvinnik, 2° Smyslov, 3-2 negli incontri diretti) e si sfideranno ancora nel 1957 (vittoria di Smyslov per 12½ a 9½) e nel 1958 (vittoria di Botvinnik per 12½ a 10½).
In tutto, saranno 56 gli incontri tra loro utili per la conquista del titolo, con 38 patte e 18 vittorie a testa.

 

 

Le note, di Smyslov, sono tratte da
Smyslov’s 125 Selected Games” [scaricabile qui]

La stessa partita è commentata da Smyslov in maniera leggermente diversa in:
My Best Games of Chess – 1935-1957 (Vol.1)” [scaricabile qui] e in
My Best Games of Chess: 1935-1957” [scaricabile qui]

 

Botvinnik, Smislov e Keres

Botvinnik, Smislov e Keres, primi tre classificati nel Campionato Mondiale del 1948

 

Smyslov, che era anche un eccellente baritono, ha scritto:

Alla ricerca dell'armonia

Alla ricerca dell’armonia

Bellezza e armonia allo stato puro, spontaneità ed eleganza, l’intuizione impeccabile dell’artista, l’assoluta padronanza della tecnica e quindi la totale indipendenza da essa: questo è il mio ideale. Anche negli scacchi sono un grande sostenitore della chiarezza del pensiero classico: il contenuto di una partita deve essere una ricerca della Verità; la vittoria una dimostrazione della sua correttezza. Né la fantasia, per quanto fervida, né la tecnica, sia pure la più virtuosa, né la più profonda penetrazione della psicologia dell’avversario sono sufficienti a trasformare una partita di scacchi in un’opera d’arte, se queste doti non convergono sull’obiettivo primario: la ricerca della Verità.

E ancora:

Quest’anno ho compiuto 85 anni e mi sento ancora pieno di creatività: ho composto diversi nuovi studi scacchistici. Per me è un modo per elevarmi spiritualmente. In ogni caso, dobbiamo prima di tutto preservare la creatività negli scacchi: essi non sono solo una professione, costituiscono una condizione spirituale

Questo era Smyslov, che abbiamo avuto l’onore di ospitare nel 1988.
Ma di questo parleremo certamente in una prossima occasione.

 

Questo articolo è stato realizzato con il prezioso e determinante contributo di Michele Lombardi.

 

 

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